Hortus Incomptus | un piccolo giardino spettinato
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Viole

violette in vaso

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Non sono un grande esperto di viole, ma qui ne ho trovate parecchie. Ne nascono un po’ in tutti gli angoli, quasi tutte sono di colore viola scuro e hanno il classico profumo di violetta (come quelle della seconda foto). Sono violette spontanee, portate dal vento, o forse propagatesi a partire da qualche esemplare piantato qua e là chissà quanti anni fa. Purtroppo, si trovano anche in posizioni non proprio propizie. In effetti, nel corso della stagione, finite le tiepide giornate primaverili, si ustionano e seccano al sole. Tra l’altro da me hanno la tendenza ad ammalarsi di ramularia, sicché si seccano ancora di più. Per non farci mancare niente, ce n’è un gruppo che credo abbia un virus, ma mi spiace strapparle ed eliminarle, anche perché sembrano fiorire senza problemi. A tutto questo si aggiunge che, avendo già tante cose da innaffiare e non volendo sprecare acqua, le abbandono al loro destino fino ai primi acquazzoni di fine estate. Devo dire che sono molto, molto resistenti e sembrano sopravvivere a ogni privazione.

Ogni tanto, anche se non succede spesso, mi lascio tentare e acquisto qualche violetta nei soliti vasetti alveolati di plastica, come quelle della prima foto. Se ne trovano davvero di ogni colore, anche banalmente sulle bancarelle. Di solito non mi piace acquistare piante già pronte, preferisco la semina, la divisione, la talea. Ogni tanto però si può fare…

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Una bergenia apre il nuovo anno in giardino

bergenia

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Questa bergenia l’ho ereditata, come molti altri fiori e piante, da chi ha abitato qui prima di noi. Era parecchio malridotta e – confesso – avevo quasi sperato non superasse l’inverno, preso da tante altre piccole incombenze volte a dare una sistemata al giardino-giungla. L’avevo lasciata del tutto senz’acqua per due interi mesi invernali, in una serretta non riscaldata (anche se è perfettamente rustica, l’avevo voluta mettere lì, in attesa). La primavera scorsa l’ho spostata, senza tanta convinzione, col suo vecchio vaso incrostato, in un angolo a ovest, dove è stata biscottata per bene dal sole estivo di tardo pomeriggio. A fine estate, le foglie ormai incartapecorite ma ancora pervicacemente attaccate alla vita, è stata finalmente trapiantata dal suo scriteriato proprietario. Non mi suscitava grande interesse, a dire il vero: era solo una delle tante piante rétro che ho trovato comprando casa. Però la sua tenacia refrattaria a ogni bistrattamento qualche simpatia cominciava ad accendermela. L’ho piazzata in un vaso più grande, potando foglie e radici, pressando senza tanti riguardi, e aggiungendo solo un po’ di compost a uno dei soliti terricci torbosi in commercio. Ha trascorso un secondo inverno, questa volta con saltuarie innaffiature. A un anno esatto dalla prima volta che l’avevo adocchiata, mi ha ricompensato di quel po’ di fiducia che le ho concesso. Una fioritura molto esuberante e sana, come si vede dalle foto. Dopo questa bella sorpresa mi sono ripromesso di recuperare e dividere altre bergenie che ci sono qua e là in giardino, per ripiantarle in vasi con terreno buono e tenerle in posizioni riparate dal sole eccessivo e dalle lumache, per spostarle magari in gruppo un po’ più in vista quando fioriscono, per un breve ma intenso show.

Le bergenie sono molto diffuse nei vecchi giardini, qui in zona. Nei tristi giardinetti di alcuni condomìni ce ne sono intere distese, spesso all’ombra. Formano come un tappeto di orecchie d’elefante verdi, belle coriacee e resistenti. Solo il sole inclemente e il secco prolungato le intristiscono, anche se un po’ di foglie gialle e secche sono soltanto il segno del fisiologico ricambio stagionale. La fioritura può essere di più colori, anche se qui da noi il colore che si vede di solito è lo stesso delle mie foto. Credo che anche queste piante démodé meritino un revival un po’ più entusiastico di quello che – è pur vero – le ha riguardate di recente… Vorrei magari provare una varietà a fiori bianchi: vedremo…

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